Come evitare disfunzioni sessuali, impotenza ed altri effetti collaterali legati all’uso di finasteride (Proscar, Sitas, Asterid, Ridestin, Prostide) e dutasteride (Avodart e Duagen).

Finasteride e dutasteride sono i farmaci più utilizzati per il trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna, del cancro alla prostata e dell’alopecia androgenetica.

I nomi dei farmaci più venduti per la cura di queste patologie sono Proscar, Sitas, Asterid, Ridestin e Prostide (a base di finasteride) e Avodart e Duagen (a base di dutasteride).

Finasteride e dutasteride sono farmaci inibitori dell’enzima 5-alfa reduttasi, un enzima che converte il testosterone nello steroide androgenico più attivo diidrotestosterone (DHT). L’inibizione di tale enzima riduce i livelli di DHT ed agisce in modo da bloccare il fenomeno dell’ingrossamento prostatico.

Bisogna tuttavia tener presente che, una volta interrotta l’assunzione dei suddetti farmaci, i loro effetti terapeutici scompaiono gradualmente, quindi una terapia con finasteride e dutasteride dovrebbe durare a vita.

Tuttavia il loro utilizzo non è affatto privo di controindicazioni per il paziente.

Sono numerosi gli studi che hanno dimostrato una pesante incidenza di effetti collaterali legati all’utilizzo di farmaci inibitori del 5-alfa reduttasi.

Qui di seguito ne verranno riportati alcuni, con relativo link all’articolo originale dello studio:

 

N.1:  Sindrome post-finasteride e disfunzione sessuale post-SSRI: due facce della stessa medaglia?

(Titolo originale: Post-finasteride syndrome and post-SSRI sexual dysfunction: two sides of the same coin?)

Questo studio ci dice sostanzialmente che possono verificarsi disfunzioni sessuali in pazienti trattati con finasteride ed antidepressivi (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina SSRI).

Secondo questo studio, è interessante notare che la disfunzione sessuale persiste in entrambi i casi anche dopo l’interruzione del farmaco.

In particolare, i pazienti di entrambe le condizioni hanno riportato sensazione di mancanza di connessione tra cervello e pene, perdita di libido e desiderio sessuale, difficoltà nel raggiungere l’erezione e parestesia genitale.

Lo studio ci dice inoltre che è interessante notare che l’incidenza di questi effetti collaterali è probabilmente finora sottostimata e la loro etiopatogenesi non è sufficientemente esplorata.

Link all’articolo originale ====> https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29675596

 

N.2: Sindrome post-finasteride: esiste davvero?

(Titolo originale: Post-finasteride syndrome – does it really exist?)

In sintesi, questo studio ci dice che gli effetti collaterali più comuni dovuti all’uso di finasteride consistono in disturbi sessuali e impotenza. È stato descritto che l’uso prolungato di inibitori della 5α-reduttasi può causare effetti collaterali persistenti chiamati sindrome post-finasteride (PFS), che non è solo una semplice coesistenza di eventi, ma piuttosto una sindrome ben definita di origine iatrogena. La PFS si manifesta in soggetti sensibili anche dopo piccole dosi del farmaco e può durare a lungo dopo l’interruzione del trattamento.

La conclusione di questo studio ci dice che un deterioramento della qualità della vita nelle persone colpite non giustifica l’uso del farmaco.

Link all’articolo originale ====> https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30651009

 

N.3: Effetti collaterali di natura sessuale dovuti agli inibitori della 5-α reduttasi finasteride e dutasteride: una revisione completa.

(Titolo originale: Sexual side effects of 5-α-reductase inhibitors finasteride and dutasteride: A comprehensive review.)

Gli inibitori della 5-α-reduttasi finasteride e dutasteride sono frequentemente utilizzati nel trattamento dell’alopecia androgenetica e dell’ipertrofia prostatica benigna. Questi farmaci sono efficaci nel ridurre i livelli di diidrotestosterone, gli androgeni primari responsabili della patogenesi di entrambe queste condizioni. Tuttavia, è stato anche dimostrato che la finasteride e la dutasteride producono un aumento dell’incidenza della disfunzione sessuale, vale a dire impotenza, riduzione della libido e disturbo dell’eiaculazione.

Lo scopo di questo studio è di rivedere la letteratura medica esistente in merito agli effetti collaterali sessuali della terapia con inibitori della 5-α-reduttasi.

Link all’articolo originale ====> https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29447628

 

N.4: Effetti collaterali degli inibitori della 5α-reduttasi: cosa sappiamo, non sappiamo e abbiamo bisogno di sapere?

(Titolo originale: Adverse effects of 5α-reductase inhibitors: What do we know, don’t know, and need to know?)

Questo studio ci dice che, secondo recenti risultati preclinici e clinici, gli inibitori della 5-alfa reduttasi evocano non solo effetti benefici, ma anche avversi. I ricercatori sostengono che gli studi futuri dovrebbero concentrarsi sui meccanismi biochimici e fisiologici che sono alla base della persistenza degli effetti collaterali avversi di natura sessuale per determinare perché un sottogruppo di pazienti è colpito da tali effetti avversi in maniera persistente e spesso irreversibile.

Inoltre, secondo i ricercatori, sono necessarie ricerche sugli effetti collaterali non sessuali come diabete, psicosi, depressione e alterazione delle funzioni cognitive per comprendere meglio l’ampio spettro degli effetti avversi che questi farmaci possono provocare durante il loro uso nel trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna.

Link all’articolo originale ====> https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26296373

 

N.5: Conseguenze a lungo termine della terapia medica per l’ iperplasia prostatica benigna.

(Titolo originale: Long-term Consequences of Medical Therapy for Benign Prostatic Hyperplasia.)

Questo studio è stato effettuato dal momento che sempre più pazienti con ipertrofia prostatica benigna scelgono di evitare l’intervento chirurgico (cioè la resezione transuretrale della prostata TURP) a favore della terapia medica farmacologica con inibitori del 5-alfa reduttasi.

La conclusione di questo recente studio ci dice che mentre si riteneva che la terapia farmacologica per l’ipertrofia prostatica benigna fosse sicura ed efficace, molti nuovi studi hanno dimostrato invece che questi farmaci possono avere significativi effetti collaterali sessuali, neurocognitivi, e psichiatrici, tra cui demenza e depressione.

Poiché la maggior parte dei pazienti che assumono questi farmaci lo fa a lungo termine, è fondamentale che i medici spieghino quali sono i potenziali rischi prima di prescriverli, per una scelta terapeutica più consapevole.

Link all’articolo originale ====> https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/32071563

 

E’ meglio la terapia chirurgica (TURP) o quella farmacologica (finasteride e dutasteride) per chi soffre di ipertrofia prostatica benigna?

La risposta è nessuna delle due.

Esiste una terza possibilità, che è decisamente meno invasiva di un’operazione chirurgica e totalmente priva degli effetti collaterali causati dai farmaci.

Sto parlando dell’alimentazione.

E’ possibile ottenere lo stesso effetto di inibizione dell’enzima 5-alfa reduttasi e curare l’ipertrofia prostatica attraverso la sola alimentazione.

A tale scopo, ci vengono in aiuto recentissimi studi che sono riportati qui di seguito.

Tali studi sembrano dimostrare con una certa attendibilità che basti eliminare dalla dieta tutti i cibi promotori del 5-alfa reduttasi per ottenere la regressione graduale dell’ipertrofia prostatica.

In particolare sarà necessario:

 

ELIMINARE IL CONSUMO DI LATTE E LATTICINI FRESCHI

E’ ormai nota la correlazione tra l’ormone di natura proteica presente in abbondanza nel latte, chiamato IGF-1, e l’aumento dell’azione dell’enzima 5-alfa reduttasi collegato ad aumento di incidenza di tumore alla prostata ed ipertrofia prostatica benigna.

Secondo un recente studio, un consumo quotidiano di latte e prodotti caseari è direttamente collegato ad un aumento di IGF-1 nel sangue:

Titolo originale dell’articolo: Association of dietary intake of milk and dairy products with blood concentrations of insulin-like growth factor 1 (IGF-1) in Bavarian adults.

Traduzione:

Correlazione fra l’assunzione di latte e prodotti lattiero-caseari nella dieta e le concentrazioni ematiche del fattore di crescita insulino-simile 1 ( IGF-1 ) negli adulti bavaresi.

Lo studio ci indica che le concentrazioni circolanti di IGF-1 sono state associate a un più alto rischio di cancro, in particolare il cancro alla prostata, al seno e al colon-retto. Esistono prove da studi osservazionali che l’assunzione di latte e prodotti lattiero-caseari è associata a concentrazioni più elevate di IGF-1.

Lo scopo di questo studio era di esaminare la relazione tra l’assunzione di prodotti lattiero-caseari e le concentrazioni circolanti di IGF-1 nei partecipanti. al sondaggio bavarese.

E’ stato osservato che ogni incremento di 400 g nell’assunzione giornaliera di prodotti lattiero-caseari è stato associato a concentrazioni più elevate di IGF-1 di 16,8 µg / L (IC 95% 6,9, 26,7) . Ogni incremento di 200 g di latte al giorno era associato a IGF-1 10,0 µg / L (IC 95% 4,2, 15,8) più alto . Al contrario, non abbiamo osservato alcuna associazione tra l’assunzione di formaggio o yogurt e le concentrazioni di IGF-1 .

CONCLUSIONE:

I risultati di questo studio sono in linea con la maggior parte degli studi precedenti e supportano l’ipotesi che l’assunzione di latte e prodotti lattiero-caseari sia associata a concentrazioni più elevate di IGF-1.

Link all’articolo originale ====> https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31089868

 

In un altro studio invece viene osservata la correlazione diretta fra IGF-1 ed aumento dell’attività del 5-alfa reduttasi:

Titolo originale dell’articolo: Androgen induction of steroid 5 alpha-reductase may be mediated via insulin-like growth factor-I.

Traduzione:

L’induzione androgena dello steroide 5-alfa reduttasi può essere mediata dal fattore di crescita insulino-simile 1 (IGF-1).

Le osservazioni derivanti da questo studio ci indicano che all’aumento delle concentrazioni di IGF-1 corrisponde un incremento dell’attività dell’enzima 5-alfa reduttasi nella conversione del testosterone in diidrotestosterone.

Tale attività, come sappiamo, costituisce la causa scatenante dell’ipertrofia prostatica begnigna. Pertanto, mantenendo basse le concentrazioni di IGF-1 si potrà ridurre sensibilmente l’azione del 5-alfa reduttasi.

Link all’articolo originale ====> https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/8344190

 

ELIMINARE IL CONSUMO DI CEREALI E LEGUMI

Si tratta di alimenti ad altissimo contenuto di amido (zucchero) e carboidrati insulinici.

L’acidosi prodotta dal metabolismo degli zuccheri causa il danneggiamento e la morte di molte cellule corporee. Per sostituirle, il nostro corpo è costretto a rilasciare un ormone chiamato GH, che ha il compito di indurre la ricostruzione dei tessuti danneggiati.

A tale scopo, il GH stimola anche la produzione dell’IGF-1 che, come abbiamo visto in precedenza, è direttamente correlato alla produzione del diidrotestosterone (DHT).

Dunque, se vuoi inibire l’azione dell’enzima 5-alfa reduttasi per curare l’ipertrofia prostatica solo con l’alimentazione dovrai necessariamente eliminare dalla tua dieta i seguenti alimenti:

  • Pasta
  • Pane
  • Pizza
  • Riso
  • Avena
  • Amaranto
  • Quinoa
  • Farro
  • Legumi (lenticchie, fagioli, ceci, etc.)
  • Latte
  • Derivati del latte (formaggi e latticini freschi)

 

Dunque, ricapitoliamo.

Ad oggi, la terapia medica ufficiale per l’ipertrofia prostatica può essere di 2 tipi: farmacologica o chirurgica.

Tralasciando quella chirurgica (non priva di pericolosità e controindicazioni), abbiamo osservato come l’effetto a lungo termine di farmaci a base di finasteride (Proscar, Sitas, Asterid, Ridestin, Prostide) e dutasteride (Avodart e Duagen) possa rivelarsi estremamente controproducente per la salute psico-fisica di un paziente.

Abbiamo inoltre analizzato gli studi che ci indicano che è possibile ottenere lo stesso effetto di inibizione dell’enzima 5-alfa reduttasi semplicemente grazie ad alcuni accorgimenti alimentari.

In questo modo sarà possibile evitare i dannosissimi effetti collaterali a lungo termine causati dai farmaci.

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