I 9 rischi da conoscere prima di sottoporti alla resezione transuretrale della prostata (TURP) per la cura dell’ipertrofia prostatica

La TURP, o resezione transuretrale della prostata, è un intervento di chirurgia che permette la rimozione parziale della prostata negli uomini affetti da ipertrofia prostatica benigna con problemi urinari associati.

Come ogni intervento chirurgico, non è esente da rischi e può dar luogo a complicazioni, in alcuni casi anche spiacevoli.

Per tale ragione, solitamente i medici ricorrono alla TURP solo quando l’ipertrofia prostatica benigna ha raggiunto livelli tali da determinare una compressione ai danni dell’uretra a causa della quale insorgono problemi urinari con sintomatologia piuttosto grave tra cui i più frequenti sono:

  • Bisogno frequente e urgente di urinare
  • Difficoltà nell’iniziare la minzione
  • Minzione lenta e prolungata
  • Frequente necessità di urinare di notte (nicturia)
  • Minzione intermittente
  • Sensazione di mancato svuotamento della vescica
  • Incapacità meccanica di urinare, che può avere una serie di conseguenze. Fra queste rientrano:
    • Infezioni ricorrenti del tratto urinario
    • Danni alla vescica e/o ai reni
    • Incontinenza urinaria
    • Calcoli alla vescica
    • Presenza di sangue nelle urine

In presenza di ipertrofia prostatica benigna (IPB) si ricorre sempre a una TURP?

In genere, i medici propongono la TURP solo dopo che i vari trattamenti di tipo non invasivo contro la prostata ingrossata si sono dimostrati privi di efficacia.
Il motivo di un tale approccio è abbastanza intuibile: è sempre meglio provare a risolvere prima con i metodi di cura meno cruenti e meno rischiosi.

La terapia non invasiva per l’ipertrofia prostatica benigna si basa principalmente sulla somministrazione di due tipi di farmaci: gli antiandrogeni e gli alfa-bloccanti, anch’essi non privi di controindicazioni di cui abbiamo già parlato in precedente sede.

Cosa sapere se decidi di affrontare l’intervento: sensazioni post-operatorie

È abbastanza frequente che, dopo la TURP, i pazienti lamentino:

  • Dolore durante l’eliminazione delle urine;
  • Bisogno frequente e urgente di urinare;
  • Presenza di sangue (o meglio di coagulidi sangue) nelle urine.

L’utilizzo dei cateteri vescicali serve anche per facilitare l’eliminazione delle suddette tracce di sangue.

Questi disturbi sono considerati normali se non si protraggono oltre le 4 settimane. In genere, il miglioramento avviene in maniera graduale.

I 9 rischi da conoscere legati all’intervento

Come ogni intervento chirurgico, ribadiamo che anche la TURP non è esente da rischio complicazioni. Tra le complicanze che potrebbero insorgere troviamo:

  • Eiaculazione retrograda. È la condizione per cui l’emissione di sperma avviene al contrario, non verso l’esterno ma verso la vescica. Non altera il senso di piacere, ma può interferire con la possibilità di avere figli.
    Secondo alcune statistiche, tale problema si verifica in 9 casi su 10, quindi è assai frequente.
  • Incontinenza urinaria. La perdita involontaria di urina interessa circa il 10% delle persone operate. Solitamente, si tratta di incontinenza da urgenza, ma, in almeno il 2% dei casi, è incontinenza urinaria da stress (o incontinenza urinaria da sforzo).
  • Stenosi uretrale. È il restringimento dell’uretra; riguarda circa il 4% delle persone operate.
  • Emorragie persistenti e copiose. Interessano il 3-5% delle persone operate.
  • Infezioni delle vie urinarie. Sono principalmente cistitie uretriti, riguardano il 5-10% dei pazienti.
    Nei casi più sfortunati, possono costituire anche un problema ricorrente.
  • Ritenzione urinaria. Dovuta a un danno ai muscoli vescicali, consiste nel mancato svuotamento completo della vescica durante la minzione. Interessa il 2% degli individui trattati ed è di solito una condizione temporanea, che dura dalle 4 alle 6 settimane.
  • Impotenza (o disfunzione erettile). È la difficoltà nell’avere o nel mantenere un’erezione e riguarda fino al 10% dei pazienti.
  • Sindrome da TURP. È una condizione che seppur rara (colpisce un paziente ogni 100) non è affatto da sottovalutare. Essa insorge quando le cellule del canale uretrale assorbono la soluzione a base di glicina (usata per i lavaggi) e la riversano nel sangue.
    I sintomi iniziali comprendono: senso di malessere, disorientamento, vertigine, mal di testa, ascite e bradicardia. A questi, possono aggiungersi in caso di mancato trattamento: spasmi, attacchi di epilessia, dispnea, cianosi, dolore al petto e coma.
  • Recidiva. Si parla di recidiva, quando la condizione di ipertrofia prostatica benigna si ripresenta con tutti i suoi sintomi, dopo un periodo di apparente guarigione.
    Spesso, una prostata nuovamente ingrossata richiede l’esecuzione di una seconda TURP; in questi casi, però, il rischio di stenosi uretrale è maggiore.

I risultati: cosa aspettarsi dopo l’intervento

Ci sono uomini che continuano ad avvertire gli stessi sintomi precedenti l’intervento, nonostante la buona riuscita di quest’ultimo; ce ne sono altri che sviluppano una nuova forma di ipertrofia prostatica benigna a distanza di qualche anno dall’operazione, necessitando quindi di una seconda TURP; infine ce ne sono altri ancora che vanno incontro a complicazioni.

Svantaggi:

  • Prevede un ricovero ospedaliero e una fase di recupero abbastanza prolungata. Ci sono procedure alternative più “sbrigative”.
  • Un uomo ogni 10 deve sottoporsi a un secondo intervento di TURP a distanza di 10 anni dal primo.
  • Alcune complicazioni sono molto fastidiose e possono compromettere seriamente la qualità della vita dei pazienti.
  • C’è una ridotta probabilità che la TURP non abbia alcun effetto.

Esiste un’alternativa alla chirurgia?

La risposta è SI, anche laddove la terapia farmacologica (finasteride + alfa bloccanti) avesse già fallito.

La soluzione si trova nella corretta alimentazione e nel corretto stile di vita, come ci indica una recente ricerca scientifica:

Stile di vita e sintomi del basso tratto urinario: qual è la correlazione?

(Lifestyle and lower urinary tract symptoms: what is the correlation in men?)

Link all’articolo originale ====> http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25393271

Si tratta di un’ampia ricerca bibliografica che è stata condotta da gennaio 2013 ad agosto 2014.
Lo scopo principale di questa ricerca è quello di fornire una panoramica sulle attuali evidenze che collegano i fattori riguardanti lo stile di vita con i sintomi del tratto urinario inferiore (LUTS) negli uomini. I ricercatori sono giunti alla conclusione che promuovere uno stile di vita sano con una dieta di buona qualità e un’attività fisica regolare è utile non solo per migliorare o ridurre potenzialmente i sintomi del tratto urinario inferiore (LUTS), ma anche per il benessere generale e la salute cardiovascolare dell’individuo.

Avere uno stile di vita ed un’alimentazione sana è dunque davvero fondamentale per contrastare il fenomeno dell’ingrandimento prostatico ed ottenerne addirittura la regressione senza ricorso alla chirurgia o ai farmaci.

Un altro studio evidenzia l’importanza di un’adeguata assunzione di frutta e verdura nella dieta giornaliera per ottenere la regressione dei sintomi dovuti all’ipertrofia prostatica benigna:

Assunzione di frutta e verdura in relazione ai sintomi del basso tratto urinario e alla disfunzione erettile tra gli uomini anziani della Cina meridionale: uno studio prospettico di 4 anni su OS Hong Kong.

(Fruit and Vegetable Intake in Relation to Lower Urinary Tract Symptoms and Erectile Dysfunction Among Southern Chinese Elderly Men: A 4-Year Prospective Study of Mr OS Hong Kong.)

Link all’articolo originale ====> http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26825896

Si tratta di uno studio durato 4 anni che voleva mettere in relazione il ruolo dell’assunzione di frutta e verdura nella dieta con la salute della prostata.
In sintesi, è stato scoperto che alti livelli di assunzione giornaliera di frutta e verdura (> 350 g / 1000 kcal / al giorno) sono significativamente correlati ad una diminuzione dei sintomi di ipertrofia prostatica rispetto al gruppo di volontari che consumavano una quantità di frutta e verdura inferiore (250 -350 g / 1000 kcal / giorno).

Inoltre dallo studio è emerso che un’alta assunzione di verdure scure e a foglia (> 50 g / 1000 kcal / giorno) ha ridotto significativamente del 37,2% il rischio di progressione dei sintomi del tratto urinario inferiore (LUTS) e del 34,3% il rischio di sviluppare i sintomi di ipertrofia prostatica benigna (BPH).

 

Correlazione tra abitudine alimentare e sintomi del tratto urinario inferiore e funzione sessuale nei maschi ambulatoriali con ipertrofia prostatica: uno studio multiregionale e trasversale in Cina.

(Relationship among diet habit and lower urinary tract symptoms and sexual function in outpatient-based males with LUTS/BPH: a multiregional and cross-sectional study in China.)

Link all’articolo originale ====> http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27580828

Questo studio conferma ulteriormente la nostra tesi e ci dice che oltre ai fattori come l’età e l’obesità, le abitudini alimentari giocano un ruolo importante nello sviluppo e nella prevenzione dell’ipertrofia prostatica, dei sintomi del basso tratto urinario e delle disfunzioni sessuali nel sesso maschile.

La letteratura scientifica è ormai piena di questo tipo di pubblicazioni:

L’effetto della dieta su ipertrofia prostatica, sintomi del basso tratto urinario e disfunzione erettile

(The effect of diet on BPH, LUTS and ED.)

Link all’articolo originale ====> http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30470872

In questo articolo, i ricercatori hanno esaminato una letteratura di 1325 studi pubblicati sull’effetto della dieta su BPH ed ED.
Ciò che è emerso è che esistono potenziali influenze sia dirette che indirette di diversi micronutrienti e macronutrienti sul rischio di sviluppare queste condizioni patologiche.
Dunque la conclusione di questo studio è che la dieta rappresenta un fattore importante sia per quanto riguarda il rischio di sviluppo che per quanto riguarda la prevenzione e la cura di BPH ed ED.

Citiamo ancora un altro studio:

Iperplasia prostatica benigna e nutrizione

(Benign prostate hyperplasia and nutrition.)

Link all’articolo originale ====> http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31451276

Lo studio nasce col proposito di raccogliere prove per dimostrare l’influenza diretta dello stile di vita, dei micronutrienti e degli integratori naturali sui sintomi dell’IPB.
La conclusione a cui giungono i ricercatori è che l’esercizio fisico moderato ed il tipo e la quantità di proteine hanno una notevole influenza sui sintomi dell’IPB.
Inoltre, l’assunzione di zinco e vitamina D influenza positivamente i sintomi dell’IPB, così come alcuni integratori, come gli estratti di Saw Palmetto, Cemilton e Pygeum.

Conclusione

In conclusione, abbiamo visto che la terapia chirurgica non è esente da rischi e controindicazioni anche piuttosto gravi, inoltre in alcuni casi potrebbe non essere affatto risolutiva del problema, nemmeno in maniera parziale.
Il mio consiglio pertanto è di provare la strada delle cure naturali, investendo maggiore attenzione nell’alimentazione, perché come già dimostrato in altri articoli, è possibile ottenere la regressione dell’ipertrofia prostatica benigna agendo direttamente sull’inibizione dell’enzima 5-alfa reduttasi.

 

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